Contrastare gli stereotipi per contrastare la violenza, inclusa la violenza assistita

Possiamo tenerlo con noi?

Nei giorni scorsi ho parlato su Facebook dell'assurda reazione che stanno incontrando in Trentino attività scolastiche per la prevenzione della violenza, del bullismo, del contrasto agli stereotipi e in particolare del progetto educativo che è stato sospeso dall'assessorato dell'istruzione. Mi è capitato poi di leggere un post dove giustamente si fa notare che tutte le scuole trentine hanno ricevuto una circolare inviata dall’assessora alla salute e alle pari opportunità in cui si chiede di pubblicizzare e divulgare in modo capillare una locandina contro la violenza domestica assistita.

Ovviamente sono d'accordissimo sul fare tutta l'attività possibile per prevenire la violenza assistita e tra l'altro ho appena pubblicato un libro, come Matilda Editrice, su questo tema: Possiamo tenerlo con noi? di Maria Grazia Anatra illustrato da Serena Mabilia. La violenza assistita è un fenomeno gravissimo, di cui si parla molto poco. Sono più di 1,4 milioni le mamme vittime di violenza domestica e, accanto a loro, ci sono i bambini e le bambine (dal 2009 al 2014 circa 427 mila), silenziosi testimoni di soprusi e maltrattamenti, ovvero atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica agiti da uomini (mariti, compagni, partner) nei confronti delle loro madri.

Bambine e bambini che assistono dunque non solo a maltrattamenti fisici ma anche a maltrattamenti psicologici e verbali, molto spesso che sfuggono alle statistiche perché la violenza verbale e psicologica è quasi data per scontata e normale in molte famiglie. Quando i padri considerano le madri buone a nulla, denigrano il loro lavoro, confinano le madri in ruoli predefiniti e arcaici, esercitano un potere economico, impediscono le loro libere scelte ci sono tutte le basi della violenza psicologica che in genere poi apre le porte alla violenza fisica.

Come si fa dunque a pensare che sia sufficiente una locandina senza invece lavorare sul contrasto agli stereotipi di genere che era alla base del progetto sospeso? Come si fa a far comprendere che la violenza assistita è sbagliata se non si lavora sulla consapevolezza della libertà dei ruoli? E dunque come si fa a "bannare" un libro come Extraterrestre alla pari di Bianca Pitzorno che ha appunto l'obiettivo di mostrare che i ruoli predefiniti son assurdi?

Ho scritto su Facebook:

Mo è un extraterrestre che viene sulla terra per uno scambio culturale ma non si sa se sia maschio o femmina perché negli abitanti del suo pianeta il sesso si determina verso i 20 anni. Ciò manda in crisi la famiglia che deve ospitarlo perché non sanno se devono comprargli vestiti rosa o celesti, come arredare la cameretta, quali giochi acquistargli, quali attività sportive fargli praticare, quale scuola fargli frequentare. Inutilmente Mo cerca di spiegare che gli/le piace fare un po' di tutto per sperimentare. E' la trama del bellissimo libro di Bianca Pitzorno, Extraterrestre alla pari, scritto circa 40 anni fa ma estremamente attuale, che è stato messo sotto attacco in Trentino. Non è un libro che, come dicono i fanatici, spiega che il sesso si può scegliere, ma semplicemente un libro che racconta che un maschietto può piangere, una bambina può arrabbiarsi, un maschietto può voler lavorare a maglia e una bambina costruire casette di legno. E che è giusto che tutte/i provino tutto per poter capire cosa preferiscono. In modo molto naturale Mo evidenzia tutti gli stereotipi nell'educazione di bambini e bambine, facendoli apparire buffi, ridicoli, assurdi.

Invece questo libro è stato messo all'indice perché considerato un libro che invita a scegliere o cambiare sesso. Ovviamente non lo hanno neanche letto. E ovviamente non si rendono conto di come lavorare per decostruire gli stereotipi sia molto più importante di una locandina, per prevenire la violenza assistita.

Siamo stanche di operazioni di facciata, contro la violenza. Siamo stanche dell'ignoranza di chi censura libri che non comprende, siamo stanche di chi continua a dire che di determinati temi si devono occupare le famiglie e basta. Come può una famiglia di stampo patriarcale, una famiglia in cui genitori rivestono ruoli arcaici, una famiglia in cui si pensa che ci siano giochi, attività, passioni, interessi, emozioni giuste per i maschi ed altre per le femmine, essere un modello positivo?

Siamo stanche di chi diffonde una locandina o organizza l'evento "da 25 novembre" e poi impedisce il lavoro reale, concreto, utile per costruire sane relazioni affettive e sentimentali. Teniamo alta la guardia perché ciò che sta succedendo in Trentino succederà sempre più spesso in tutta Italia.

Donatella Caione, 11 gennaio 2019