Ancora musica, mansplaning, sindrome di Cassandra e femminismo

Cassandra

Mi riallaccio a quest'articolo di pochi giorni fa su Sessismo e misoginia nella musica per affrontare un altro tema che ne è derivato.

Dopo la tragedia di Corinaldo si è cominciato a discutere in maniera estesa di musica Trap e Rap, di testi delle canzoni ecc. All'inizio c'è stata un po' di confusione: è stato necessario sgombrare il campo da equivoci, spiegare che le brutta musica non c'entra con la tragedia e specificare che la brutta musica è un dato di cui bisogna prendere atto.

Ma a questo punto è successa una cosa strana. Più voci, sia persone singoli, che giornalisti o associazioni e gruppi si sono chiesti perché di questa musica non si era parlato. E' vero che non se ne era parlato? NO,  ma per spiegare perché lo si sia detto devo citare Rebecca Solnit e la sindrome di Cassandra. Solnit è l'autrice di uno dei più bei libri che ho letto negli ultimi anni e che consiglio assolutamente: Gli uomini mi spiegano le cose.  Ne cito un brano:

La storia di Cassandra, la giovane donna che diceva la verità ma che non veniva creduta, non è affatto radicata nella nostra cultura come lo è invece quella del ragazzo che gridava «Al lupo! Al lupo!», la cui bugia all’inizio era stata creduta più di una volta. Forse, però, dovrebbe esserlo. Cassandra, bella sorella di Ettore e Paride, possedeva un dono disgraziato, quello di fare profezie esatte a cui nessuno prestava attenzione; la sua famiglia la considerava matta e bugiarda, e in certe versioni del mito la fece rinchiudere prima che Agamennone facesse di lei una schiava sessuale e il caso la conducesse a morte violenta insieme a lui. Nell’attraversare le acque agitate dei conflitti di genere ho pensato a Cassandra perché la credibilità è un potere fondamentale in questo tipo di guerra e perché molto spesso le donne vengono accusate di essere decisamente carenti in questo settore. Una reazione non infrequente quando una donna dice qualcosa che mette in discussione un uomo, in particolare un uomo potente o aderente alle convenzioni (non un afroamericano, a meno che non abbia ottenuto la nomina alla Corte Suprema da un presidente repubblicano), o una istituzione, specialmente se ha qualcosa a che fare con il sesso, è non solo mettere in dubbio la verità delle sue asserzioni, ma la sua stessa facoltà di parola e il suo diritto a esprimersi. 

Un brano che mi è piaciuto moltissimo perché io mi sono sentita molto spesso Cassandra e mi sono identificata in questa donna, secondo la mitologia figlia di Ecuba e di Priamo, molte volte nella mia vita. Qualche volta l'ho anche usata come nick name. Dicevano che prevedeva sventure, in realtà credo avesse semplicemente la capacità di guardare lontano, di capire qualcosa che agli altri sfuggiva. Non ho la presunzione di essere più intelligente ma semplicemente a volte capita di studiare un tema e coglierne l'importanza futura ma non essere creduta. Mi riferisco ad esempio al "gender", la bufala intendo, l'ho scoperta 5-6 anni fa quando le prime associazioni "pro vita" e company cominciarono le loro mistificazioni. Per due anni circa ne parlavo  ma nessuno mi considerava, poi il tema è esploso tre anni fa ed è riespoloso con più forza che mai in questi mesi.

Ma perché ne sto parlando? Perché tutto questo è esploso con forza in questi giorni a seguito del dibattito sulla musica. Una volta che si è diffusa l'idea che il tema sia importante e vada trattato è venuta fuori la critica alle "femministe". Perché non ne hanno parlato? 

Come prima cosa direi che non è vero che non ne abbiano parlato e sto per mostrarlo, ma come spesso accade siamo state trattate da Cassandre, ovvero ignorate. Come seconda cosa però dico subito che da nessuna parte sta scritto che di un tema sessista debbano occuparsi solo le femministe e soprattutto che dire di cosa le femministe debbano occuparsi è l'ennesimo tentativo di fare "mansplaning" (a volte fatto anche da donne), e ritorniamo quindi a Rebecca Solnit e alla relazione fra Cassandre e mansplaning.

Ma torniamo al trap/rap, con un elenco di articoli ben precedenti i fatti di questi giorni. Io non avevo scritto un articolo ma un post su Facebook, nell'ottobre 2017. Scrivevo: "Ieri mi è stata segnalata una canzone, con video collegato, di un rapper di nome Skioffi che mi ha turbato profondamente. La canzone si chiama Yolandi, non metto il link per non favorirne i click (chi è veramente interessato/a può cercarla), è un incitamento alla violenza contro le donne, allo stupro, al femminicidio. Possibile che il lavoro di chi con tante difficoltà si impegna per il contrasto alla violenza debba essere vanificato da questa immondizia che (dis)educa gli/le adolescenti e preadolescenti?"

Yolandi/Lettera aperta alla Ministra Fedeli, di Simona Sforza

Skioffi e la non-arte di un rutto misogino, Abbatto i muri

Deostruire l'ordine delle cose. Il sessismo nel movimento Hip Hop,  di Wissal Houbabi e Claudia De Sossi

Il femminicidio rap, su Memorie di una vagina

Musica e misoginia, Il Ricciocorno schiattoso

I testi di Skioffi e la canzone che giustifica il femminicidio, Lettera Donna

Cos'è successo dopo il nostro articolo sui testi di Skioffi, Lettera Donna

Tra uno di questi articoli e l'altro è nato anche il Manifesto per l'antisessismo nel rap italiano, ad opera di un gruppo di NUDM.

Voci diverse, con tagli diversi non con richieste di censura, ma di riflessione. E magari richieste, come quella di Simona Sforza all'ex ministra, di "interventi educativi anche per decodificare questi messaggi e valutarne senso e conseguenze".

E dopo i fatti di Corinaldo che hanno riaperto il dibattito vi pare che l'opinione pubblica vada su Google a ricercare articoli? E si accorga che magari le "solite femministe" ne avevano parlato? No. Anzi, tra i più che si lamentano del silenzio e magari rimproverano le "femministe" di non aver parlato di questo ma di altro meno importante (il benaltrismo non manca mai...) c'è anche Il Fatto Quotidiano che fa un articolo anche interessante ma con un titolo che non si può leggere: Trap, forse le femministe non hanno colto la gravità dei messaggi di Sfera e degli altri ‘musicisti’. E un finale altrettanto assurdo: "È perciò, in conclusione, che ci chiediamo quale sia a riguardo la posizione delle miriadi di associazioni e collettivi femministi che, impegnati nelle tante battaglie per l’emancipazione femminile, non hanno forse ancora colto un messaggio, quello dei trapper, che indignando il mondo degli adulti sta al contempo formando le abitudini mentali delle nuove generazioni." Il tutto poi diventa veramente assurdo se si pensa che lo stesso Fatto aveva commentato in un articolo il Manifesto di NUDM!!! Non avevano neanche bisogno di googlare, bastava leggessero il giornale per cui scrivono!

Direbbe Rebecca Solnit: Sindrome di Cassandra e mansplaning. Io che non sono Rebecca Solnit dico "cornute e mazziate".

Quindi il dibattito va oltre la musica, copre il sessismo in generale che ammanta tutti e tutto, riguarda il fastidioso e inaccettabile mansplaning, riguarda il modo in cui viene considerato l'unico reale e vero movimento di opposizione esistente (cioè quello delle donne), riguarda il giornalismo che chiama uomo perbene un femminicida e prende in giro le "femministe" e riguarda i nostri ragazzi e ragazze che non hanno, in una società talmente sessista, gli anticorpi per decodificare la musica e le canzoni. E riguarda anche tante donne e associazioni di donne che per nominare il fenomeno hanno bisogno di citare un articolo che prende in giro le donne, di tanti che ne sono stati scritti! Ma soprattutto riguarda gli uomini che dovrebbero finire di dire alle donne di cosa si devono occupare (peraltro senza sapere che già se ne occupano!) e cominciare ad occuparsene anche loro (cominciando magari dagli articoli sui femminicidio) perché finché il contrasto al sessismo sarà considerato di competenza delle donne non raggiungeremo risultati: il sessismo lo praticano al 90% uomini però poi gli stessi sarebbero esentati dall'affrontarlo?

Per riflettere invece sul tema da cui questo è scaturito, ovvero della musica rap e trap, rimando al mio precedente articolo: Sessismo e misoginia nella musica

Donatella Caione, 17 dicembre 2018