Perchè non devi dire mai a tua figlia: “ti fa i dispetti perché gli piaci”

@matildaditrice

Ho letto un interessantissimo articolo di Joanna Schroeder dal titolo: " Non dovresti mai dire a tua figlia che è cattivo perché gli piaci."

Secondo l'autrice quando le ragazze vengono prese in giro, molestate o tormentate dai ragazzi, c'è spesso qualcuno che tira fuori questa frase sciocca: "Scommetto che gli piaci". Lei stessa ricorda che da piccola, all'età di 11 anni, era andata da un'insegnante per le continue molestie subite da un ragazzo e come quella frase l'ha fatta sentire: "Mi ha riempito di una vergogna così profonda, che non ho mai più detto ad un adulto di qualcosa che un ragazzo mi ha fatto". Un modo di dire che purtroppo continua ad essere ripetuto inconsapevolmente ma che per vari motivi non deve essere usato, bisogna smettere di associare i maltrattamenti e le moleste, anche lievi, con l'amore romantico.

Schroeder sostiene che "scommetto che gli piaci" è un modo nascosto di incolpare le vittime. "La vittima non ha chiesto questa attenzione negativa, a prescindere dall'intenzione del ragazzo aggressivo. Anche se la vittima si comportava in modo provocante o scherzando, nessuno chiede di essere ferito". Ed è ovviamente anche negativo per il bullo: "il cattivo comportamento è un cattivo comportamento, a prescindere dal motivo per cui viene agito. Bisognerebbe invece chiedere al bulletto di immaginare come si è sentita la vittima delle sue molestie.

Inoltre "le amicizie di bambini e bambine non dovrebbero essere romanticizzate. I bambini e le bambine hanno bisogno dell'opportunità nell'infanzia di avere amicizie con esponenti dell'altro sesso, a prescindere dal loro genere, senza adulti che introducono le nozioni adulte di romanticismo o attrazione. Le amicizie forti con i bambini di tutti i generi sono importanti per i bambini e le bambine, e i genitori non dovrebbero ridicolizzare le loro figlie e figli." Se il cattivo comportamento di un amico maschio è subito associato a sentimenti romantici, loro cominceranno a credere che le amicizie tra ragazzi e ragazze sono intrinsecamente diverse dalle amicizie dello stesso sesso. E anche se si sviluppa una cotta, lei fa presente: "La cotta di un bambino non dovrebbe mai diventare un peso per un altra."

Ancora, dice l'autrice: "Non dovresti insegnare ai tuoi figli che l'amore equivale ad abusi. L' amore equivale alla gentilezza e al rispetto, e mai, mai significa toccare qualcuno in un modo che gli farà del male. Quando dici a tua figlia che è stata colpita o offesa perché a un'altra persona lei piace, stai collegando il dolore con l'amore.  E ciò non solo normalizza l'essere maltrattata, ma anche l'abusare degli altri."  Schroeder afferma:  "Come genitori, abbiamo la capacità di cambiare il mondo mettendo fine a vecchi comportamenti dannosi".

In inglese l'autrice parla ovviamente di kid e kids, io nella traduzione ho maschilizzato il bulletto e femminilizzato la vittima non perché non ci sia il bullismo di ragazze verso ragazzi ma perché questa specifica azione è particolarmente agita (e ridondata dagli adulti) dai maschi verso le femmine ed si ripercuote in modo grave soprattutto contro le bambine/ragazze. Il fato che nella nostra lingua non esista il termine neutro kids ci permette anzi di evidenziare meglio che agisce questi comportamenti e chi li subisce.

Fonte: A Mighty girl #amightygirl

Donatella Caione, 11 novembre 2018