Io e la festa della mamma

Mamma raccontami come sono nato

Premetto che ormai ho un'idiosincrasia per la parola "festa", forse dovuta allo sdoganamento quasi totale dell'espressione "festa della donna" associata all'8 marzo. Ammetto invece che, quando ero una giovane mamma, l'idea della festa della mamma mi dava tenerezza, mi commuovevano i teneri regalini di mio figlio e mia figlia, i loro faccini dolci quando recitavano le poesie, le loro vocette emozionate. Ero orgogliosa di essere la loro mamma, di essere quasi tutto il loro mondo ed ero talmente presa dal ruolo di mamma che mi fu naturale aprirmi al mondo delle mamme, cofondando la prima comunità online di mamme in lingua italiana.

Mi lasciai coinvolgere dai temi importanti collegati a maternità e genitorialità e via via da tutto quello che vi ruotava attorno, dall'adozione alla procreazione assistita, dall'allattamento alla difesa della libertà di scelta, alla depressione post parto, compresa anche l'analisi degli stereotipi, dei luoghi comuni che spesso nascondevano (e continuano a nascondere) i temi veri: la mancanza di sostegno alla maternità, la discriminazione delle mamme nel mondo del lavoro e tanti altri.

Con gli anni ho cominciato a percepire di più la retorica, sempre più fastidiosa, che ruota intorno alle mamme e il fastidio di una certa idea della mamma che ruota intorno ai ruoli tradizionali. Sì perché è successo che dopo essere andate avanti per tante cose, conquistando negli ultimi decenni del secolo scorso il diritto di porre fine ad un matrimonio infelice, il diritto ad una maternità consapevole e non casuale, la modifica del diritto di famiglia che equipara la potestà decisionale di padre e madre, poi ultimamente è cominciato (come per le donne in generale) un ritorno indietro: tra i libri di scuola che sempre più ci raccontano di madri con il grembiule, dietro i fornelli, e chi esalta la "famiglia tradizionale"; e bisogna, dopo 40 anni dalla sua approvazione, ricominciare anche a difendere la 194 e, se non è messo in discussione il divorzio, con la bufala della Pas è messa in discussione una certa idea del divorzio e questo è particolarmente grave quando la separazione è chiesta dalla donna perché subisce violenze, fisiche o psicologiche o verbali.

Di maternità si parla anche troppo, dibattiti sul diritto di non essere madri o sul dovere di esserlo, dibattiti sulla lunghezza e le modalità dell'allattamento, critiche verso chi si "assoggetterebbe" a nuovi carichi di lavoro con pannolini lavabili e pappe sempre fresche assecondando così un "ritorno a casa" delle mamme. Di contro, c'è chi dice che le donne non sanno essere più in sintonia con il loro corpo, non sanno riconoscere di essere in attesa senza un test di gravidanza o non sanno più partorire senza aver bisogno di epidurale! Ma attenzione, se poi le mamme si confrontano in gruppi online proprio per riscoprirete istintualità e naturalità e cercare di rendersi anche più libere dai bombardamenti commerciali e da una eccessiva medicalizzazione di gravidanza, parto, allattamento, svezzamento, cura del bambino/a ecc, c'è chi le deride, considerandole delle cretine inette. Sì, direte, ma poi i figli e le figlie crescono. Certo... ma se crescono violenti o bulle o vittime a chi sarà mai attribuita la colpa? Non certo ai padri che però direi che sono altrettanto responsabili o perché assenti o perché parimenti carenti, ma alle madri.

E se si critica il confronto tra mamme su temi come l'educazione, poi nello stesso tempo viene evocata la competenza unicamente familiare riguardo all'educazione!

E ancora, viviamo il paradosso tra chi sfrutta la maternità a fini di marketing (anche perché in tempi di crisi economica uno dei pochi settori meno colpito è proprio quello dei prodotti per l'infanzia, acquistati e scelti soprattutto dalle mamme) e chi condanna l'esistenza di una cosiddetta "mistica" della maternità, mistica al contempo favorita magari proprio dal bombardamento di consigli, prodotti, modelli, suggerimenti, indicazioni...

Esiste una mistica della maternità dunque? Secondo me no, ma c'è tanta retorica, questo sì. Come non pensare ad esempio alla fiction in onda in questi giorni: Il Capitano Maria (qui alcune considerazioni, a partire dal titolo), in onda proprio a maggio, il mese della Madonna e delle mamme? E quindi mentre ci immergiamo nella melassa dei lavoretti per le festa della mamma, tra rose di carta e "pagelle" per valutare le mamme in base a bellezza, accoglienza e dolcezza viene da chiedersi se non sarebbe il caso di cominciare a difenderci da questa retorica che sta diventando pensiero dominante. Anche perché magari avremo presto bisogno non della festa ma della giornata della mamma, per rivendicare diritti, libertà di scelta e di autodeterminazione.

Donatella Caione, 11 maggio 2018

L'illustrazione è di Tiziana Rinaldi, tratta da Mamma raccontami come sono nato