Le figlie e i figli del femminicidio

Bimba

Si parla sempre troppo poco dei figli e delle figlie del femminicidio. Bambini e bambine, ragazze e ragazzi la cui vita viene completamente sconvolta e che devono ricominciare a provare a vivere con l'aiuto di nonni/e e zii/zie anche loro sconvolti dal dolore. Bambini e bambine la cui vita non sarà più la stessa perché oltre a dover convivere con la mancanza della mamma devono convivere anche con il dover accettare di essere figli di un mostro.

Bambini che dovranno fare i conti con il rischio di aver assimilato alcuni comportamenti di prevaricazione e violenza e bambine che rischiano di aver introiettato i meccanismi di sottomissione, svalutazione, accettazione.

Ieri una conoscente mi raccontava di un'amica che è riuscita finalmente dopo anni di violenze a liberarsi e lasciare il "mostro" che aveva in casa. E i figli ormai adolescenti hanno finalmente ripreso ad avere una vita sociale perché per anni non uscivano di casa, per restare con lei. Perché sapevano che se loro erano in casa lui si sarebbe contenuto oppure loro avrebbero potuto, essendo ormai grandi e fisicamente forti, intervenire. E ora questi ragazzi stanno piano piano cominciando a frequentare amici, a uscire la sera, facendo ovviamente anche terapia psicologica.

Ora abbiamo una legge che tutela almeno economicamente gli orfani di femminicidio, entrata in vigore proprio ieri 16 febbraio, ma anche in nome loro è importante impegnarci ancora di più nella prevenzione e pensare anche a tutti i bambini e le bambine che vivono in famiglie in cui la violenza del padre verso la madre è quotidiana, anche quando non sfocia nella tragedia finale. Anche in nome loro bisogna stanziare più fondi perché sempre più donne abbiano un luogo dove rifugiarsi con i figli e sappiano che questi luoghi esistono.