Quando la festa della mamma non è una festa

Possiamo tenerlo con noi?

La seconda domenica di maggio si celebra la festa della mamma. Bambini e bambine sono felici di recitare le poesie imparate a memoria a scuola, di consegnare lavoretti preparati con passione ed entusiasmo e regalare dei fiori o dei pensierini acquistati con l'aiuto del papà e dei nonni.

Però, in una giornata di gioia familiare, ci sembra giusto dedicare un pensiero ai sempre purtroppo più numerosi bambini e bambine i cui padri hanno ucciso la loro mamma. Succede, e per quanto sia qualcosa che ci sconvolge dover raccontare e spiegare ai nostri figli, non si può evitare di parlarne. Come non si può evitare di parlare di tanti altri temi difficili.

Nel momento in cui la vita della loro mamma finisce, comincia il calvario di questi bambini e bambine. Se sono fortunati saranno i nonni a prendersi cura di loro, se non sono troppo anziani. Dovranno cambiare casa, molto spesso città, abitudini. Abituarsi a considerare come dei genitori coloro che erano solo anziani compagni di giochi. Molti di loro dovranno sentirsi responsabili... se non avessero fatto arrabbiare il papà, se avessero avvisato la nonna di quello che succedeva in casa, se ne avessero parlato all'insegnante... sensi di colpa assurdi ma inevitabili. Avendo assistito forse all'ultimo atto di violenza o sicuramente ai precedenti avranno paura che il padre ritorni... "padre", una parola che per loro avrà tutt'altro significato.

Mentre i loro nonni e zii si dovranno anche darsì da fare per battaglie giudiziarie perché venga fatta giustizia, perché il padre assassino non rivendichi la casa familiare o voglia tenere per sè i risparmi di famiglia, dovranno fare i conti con il dolore, gli incubi notturni e non solo, lo stigma di essere figli di un assassino.

E sicuramente non festeggeranno la festa della mamma, domani. 

In quest'articolo su Vitamine Vaganti ne parlo in modo più approfondito.

L'illustrazione di Serena Mabilia è tratta dal libro Possiamo tenerlo con noi? di M. Grazia Anatra