Perché diciamo no al DDL Pillon

Perché diciamo no al DDL Pillon

Appena ho letto il testo del disegno 735 sono caduta dalla sedia, poi mi sono rialzata e ho indagato per scoprire chi fosse il suo relatore. Ho scoperto che il senatore Pillon, bresciano, tra i fondatori del Family Day, è quello che vorrebbe mettere all'indice i libri che parlano di streghe (incluse, immagino, la matrigna di Biancaneve, Amelia con il suo Gennarino e soprattutto Maga Magò che avrebbe avuto l'ardire di provare a sconfiggere Merlino!), e che vorrebbe distruggere la 194, come in Argentina.

Ovviamente è tra i propagatori della “bufala del gender” che ahimè seguo ormai da anni, avendo inteso subito quanto sarebbe potuta diventare pericolosa. Tre anni fa, dopo che la bufala aveva cominciato a diventare una cosa seria non solo per me, proposi alle amiche dell'Associazione Donne in Rete di Foggia di cui faccio parte di raccontarla in un libro, questa bufala. Nacque così il libro Sguardi Differenti all'interno del quale mettemmo in connessione diversi temi secondo noi fortemente collegati con la bufala del gender. Tra questi c'era l'altra grande bufala, la Pas ( o Sindrome da alienazione parentale di cui avevo parlato diversi anni fa) poi ribattezzata Alienazione genitoriale (quando hanno capito che la parola “sindrome” proprio non potevano usarla). Documentandoci sulla Pas scoprimmo gli articoli de Il Ricciocorno schiattoso che ci permisero di approfondire meglio il tema e di comprendere come presto questa connessione si sarebbe rivelata importante. Ed eccoci qua.

Il lavoro di ricerca ci aveva portato a capire che la bufala del gender si basava su due punti principali: l'omofobia sempre più diffusa e il sessismo legato al negazionismo sulla violenza contro le donne e femminicidio.

Ed ecco cosa mi ha fatto cadere dalla sedia leggendo il ddl che poi non è solo un disegno di legge ma un progetto più globale per “ridisegnare” il ruolo e la (non) libertà delle donne, che viene portato avanti da questo governo del cambiamento ma che non è estraneo a tanti altri soggetti, come ad esempio i promotori “di sinistra” dei corsi di educazione sentimentale in Piemonte. Ed è di stamattina, 5 ottobre, la notizia che a Verona, con 21 voti a favore e 6 contro, è stata approvata la mozione 434 che dichiara ufficialmente Verona "città a favore della vita" e che finanzia associazioni cattoliche a scopo di lucro che hanno l'obiettivo di promuovere iniziative contro l'aborto. Ma notizie così ne abbiamo ogni giorno.

Il negazionismo della violenza contro le donne appare chiaro quando si legge il testo del Ddl 735. Il suo relatore si difende dicendo che il ddl non parla di violenza. Appunto, non ne parla, quando impone l'obbligo di mediazione familiare (vietato dalla convenzione di Istanbul quando c'è violenza), non ne parla quando certifica l'esistenza dell'alienazione genitoriale (usata appunto nei tribunali dagli uomini le cui mogli desiderano separarsi perché stanche di subire violenze), non ne parla quando dispone la bigenitorialità senza considerare l'indispensabile eccezione dei padri violenti o quando parla di mantenimento diretto e piano genitoriale, che possono essere sensati solo quando ci si separa in modo non traumatico e con parità di reddito. Insomma il ddl non prende minimamente in considerazione il fatto che un'altissima percentuale delle separazioni sia voluta da donne vittime di violenza, violenza che solo in una piccolissima parte dei casi è stata certificata in PS o in tribunale. Così come non prende in considerazione il fatto che se è già difficile per una donna vittima di violenza, in condizione di sottomissione emotiva ma spesso anche economica, prendere la decisione di lasciare il marito violento lo sarà ancora di più se rischierà di perdere i figli, o vederli affidati al padre violento per metà tempo o non avere di che nutrirli, non avendo lei un reddito (perché magari il marito le aveva chiesto di non lavorare... situazione abbastanza tipica nei rapporti che sin dall'inizio sono basati su situazioni di squilibrio decisionale).

Il 10 settembre il Ddl è stato presentato durante una Conferenza stampa al Senato. E cosa ha detto Pillon per rispondere alle critiche rivoltegli riguardo alle separazioni a causa di violenza? Con grande sufficienza (come dire... ammesso che questi casi ci siano...) che, se la violenza verrà riconosciuta, la "persona" (occhio, la persona, non la donna) che la subisce verrà tutelata. Dunque deve essere una violenza che si vede, che si certifica al pronto soccorso, ci deve essere il sangue insomma. Difficile certificare spintoni, schiaffi, calci e soprattutto violenza verbale, psicologica, economica. Quindi “Maria” si deve quasi far ammazzare di botte per potersi liberare da un marito violento. Così verra creduta. Se il marito si limita invece a maltrattarla, no, gli insulti non hanno valore, non sono certificabili (e credo che nella mentalità di Pillon, del Family Day, dei "genderisti" siano qualcosa di normale. Ma pure lo schiaffetto, suvvia... È un punto molto importante perché il passo successivo di questa mentalità è NEGARE la violenza contro le donne. Prima si lottava per avere più finanziamenti ai CAV, ora si lotterà per il riconoscimento stesso della violenza. Sempre durante la conferenza stampa Il linguaggio è sempre stato al maschile (genitori, bambini ecc.) tranne quando si parla di “padri e madri violente”. Qui sorgeva l'obbligo di fare riferimento alle “madri e donne violente”. E quanto spregio delle donne, del femminismo, delle battaglie compiute è venuto fuori da quella conferenza stampa!

Un'ultima riflessione: quanto questo disegno di legge ci avvicina ai paesi in cui le donne non hanno il diritto di separarsi ma gli uomini hanno quello di ripudiarle. Quegli stessi paesi che vengono condannati da Pillon e i colleghi di partito e di pensiero proprio perché, dicono, “da noi le donne sono libere”. 

Per tutti questo motivi è nato un ebook di Matilda Editrice: Non un disegno, un PAStrocchio di Chiara Lo Scalzo, blogger de Il Ricciocorno Schiattoso (copertina di Anarkikka). L'ebook può essere acquistato su Bookrepublic,  IBSAmazon, e  tutte le librerie online.

Donatella Caione, 6 ottobre 2018