Uccidere per un melone

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Ci sono delle notizie che ti sconcertano, che ti fanno sentire una marziana, che ti fanno pensare che stiamo andando verso il più atroce imbarbarimento. La notizia nuda e cruda è questa: un ragazzo del Burkina Faso viene assassinato nelle campagne del Tavoliere delle Puglie per aver "rubato" dei meloni. Non si sa se li ha rubati in realtà, l'amico che era con lui ha detto che avevano chiesto il permesso al contadino del campo vicino (non sapendo che non fosse il proprietario) che gli aveva detto di prendere pure, come scritto anche su una testata di cui ho estrema fiducia, Foggia città aperta.

Perchè, dovete sapere, e io lo so perchè in questa terra ci vivo e l'agricoltura è mestiere di famiglia, che il periodo della raccolta dei meloni in provincia di Foggia comincia in primavera, ha il suo apice tra giugno e luglio e si esaurisce ad agosto. A settembre rimane poca roba, in genere avanzi che marciscono prima che il campo venga arato per prepararlo alla semina del grano. Il prezzo è ormai crollato, comunque. Se un chilo di meloni a inizio estate sta a 60 o 80 centesimi ora siamo a meno delle metà, ammesso che siano ancora commerciabili (e con il caldo di queste ultime settimane non credo proprio). E' consuetudine che i campi a fine stagione siano in qualche modo disponibili all'autista di passaggio. Le coltivazioni da noi sono su grandi estensioni e nessun agricoltore di solito protesta se qualcuno di passaggio si ferma a raccogliere due finocchi, qualche foglia di spinaci, qualche pomodoro, soprattutto quando ormai la raccolta è finita e il poco che resta andrà presto sotto le ruote dell'aratro. E chi di noi non ha mai raccolto una mela passando sotto un albero? O preso una matita da quelle dell'ufficio? O portato via le saponette dall'albergo? Ecco, questo è portare via un melone da un campo nel foggiano a fine estate. O meglio, era, perché adesso è un motivo per morire.

Hanno preso senza permesso? Hanno chiesto alla persona sbagliata? Non ha importanza, non è assolutamente rilevante, non c'è niente che possa giustificare un brutale assassinio, con tanto di inseguimento.

Guardate, gli agricoltori del Tavoliere sono tormentati dai furti. Furti di trattori, di materiale vario, addirittura dei fili di rame sui pali della luce che ti lasciano senza elettricità, magari per irrigare lo colture... ma quello che ha fatto scattare questo assassinio non è la rabbia verso i frequenti furti, ma l'odio verso gli stranieri. Odio che ovviamente poi è tracimato sui social network, nei commenti forcaioli soliti... e intanto in Burkina Faso dei genitori piangono un figlio che loro pensavano fosse venuto a vivere in un paese civile.

Vorrei che nella scuola buona si parlasse di Sare Mamoudou, morto in Italia per un melone.