A scuola angioletto e a casa diavoletto...

Ricordo che la mia bambina, quando aveva 4 anni, a casa era una piccola dittatrice, con una volontà di ferro, era difficilissimo farle fare ciò che non voleva, al punto che io mi riservavo quel pò di autorità per le cose veramente importanti! Le persone di famiglia e gli amici la conoscevano quindi come una bimba decisa, volitiva, indipendente! Ma a scuola era un'altra! Pur andandoci molto volentieri, era docile, quasi silenziosa (laddove a casa non parlava, ma urlava!), si comportava da timida, al punto che le maestre mi dicono che era tanto brava ed intelligente, ma avrebbe dovuto tirar fuori il carattere! (e quanto ne tirava fuori a casa!!!)

Col tempo ho compreso che bambini e le bambine nascono con caratteristiche specifiche che si manifestano sin da subito, dovute al corredo eredo-genetico e alla felice coniugazione di tali caratteristiche in un unicum che li distingue l'uno/a dall'altro/a. Nel tempo e grazie all'ambiente (mamma, papà, nonni/e, parenti, amici, società, animali) queste prime basi si espandono e realizzano, specie nel periodo iniziale della primissima infanzia, il carattere e la personalità. Queste operazioni sono lunghe e complesse, con passaggi cruciali che comportano avanzamenti e retrocessioni, assestamenti e assimilazioni, in una variegata gamma di possibili risposte sia del bambino sia degli oggetti (mamma, papà, altri/e). Un'epoca speciale è quella che vede la distinzione tra ambiente familiare e ambiente esterno, cioè tra affetti conosciuti e socializzazione (nido, asilo, scuola, etc.) in cui lo sforzo è quello di realizzare in vario modo la propria dimensione di individuo (il senso di sè) esprimendola anche all'esterno.

La famiglia è il luogo delle sperimentazioni primarie e consente di manifestare ciò che succede dentro di sè. Inoltre i bambini e le bambine necessitano di affermare se stessi/e per dichiarare la propria autonomia e indipendenza, ancora relativa ma in evoluzione. Questo si presenta nei modi più svariati e a seconda del carattere dei piccoli e delle piccole. Mia figlia aveva un carattere forte e a casa lo poteva esprimere perchè si sentiva sicura che non sarebbe venuto meno il riconoscimento degli affetti reciproci e anzi attraverso questa sua perentorietà può sempre più affermare di essere se stessa e diversa da mamma, papà, fratellino. Il fratellino maschio di 8 anni rendeva necessario per lei farsi notare per non soccombere. In pratica la sua forza le proveniva anche dall'avere un fratello più grande e al contempo da un confronto con lui e gli adulti.

A scuola era buona perchè non aveva bisogno di manifestare il suo sè distinto e specifico: era con coetanei/i, le insegnanti sono delle sostitute materne ma non sono la mamma e con loro non si sa cosa potrebbe accadere. La mamma è già sperimentata. Anzi a casa invece si può sfogare tutta la vivacità inespressa durante il giorno, perchè a scuola si deve sostenere la dimensione sociale extrafamiliare e sperimentare la sua abilità interattiva basata sull'educazione e la pedagogia trasmessa dalla famiglia.

Questo significava che Paola cominciava a comprendere che fuori casa ci si adegua a delle regole specifiche trasmessele nel tempo, ma che a casa può permettersi di essere più se stessa ed esercitare la sua forza senza tema di particolari ripercussioni.