Le parole che raccontano la violenza

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Qualche riflessione sul linguaggio che si usa per parlare di violenza, per commentare gli atti di femicidio:

diciamo gelosia, che sembra quasi qualcosa che nasce dall'amore -> ma dovremmo dire volontà di possesso, dominio.

Il significato di gelosia secondo il vocabolario è altro: La gelosia è un sentimento di ansia e incertezza dell'essere umano, causata dal timore di perdere o non ottenere la persona amata perché essa sia preferita da altri o preferisca altri.

diciamo avances -> ma dovremmo dire molestie

Avance vuol dire riservare un'attenzione, un complimento ma chi mi rivolge un'attenzione si interessa delle mie reazioni, si chiede se mi piace o non mi piace, insomma, si relazione con me. Chi mi fa una molestia non si chiede se mi fa piacere, non si relaziona con me, non gli interessa se il suo comportamento, la sua "carezza", il suo sguardo, le sue parole mi sono gradite o sgradite.

diciamo passione -> per indicare una attenuante per l'aggressione, diciamo un "delitto passionale"

E non mi riferisco solo al nostro linguaggio ma al linguaggio dei mass media che nei casi di violenza contro le donne è terribile. Se proviamo ad analizzare i contenuti, soprattutto i titoli di articoli e servizi televisivi o radiofonici, scopriremo che sono pieni di stereotipi e pregiudizi nel descrivere la violenza contro le donne e nello stesso tempo nel nasconderla. Alla fine è come se le donne fossero vittime della violenza due volte.

Marito folle di gelosia uccide la moglie (diciamo marito violento non marito geloso!)

Ex marito abbandonato uccide la sua ex (l'abbandono sembra essere un'attenuante)

Deluso dalla fine della relazione la massacra di botte (deluso? anche la delusione è un'attenuante?)

Fidanzato in preda al rapus accoltella (il raptus è forse una attenuante? Tra l'altro poi esaminando la vicenda scopriamo che c'era una lunga serie di maltrattamenti... altro che raptus o follia momentanea)

Stressato dalla perdita del lavoro uccide moglie e figli (stressato dal lavoro? e chi di noi non lo è?)

Giovane ragazza si uccide perchè la prendevano in giro su FB (questo si chiama stolking, si chiama esercitare violenza psicologica e poi FB non lo fanno le persone?)

Proviamo a riscrivere questi titoli nel modo corretto!!!

Raptus, gelosia, delitto passionale non aiutano a comprendere le dinamiche delle relazioni violente. C'è una distanza enorme tra il linguaggio della stampa e la realtà della violenza sulle donne come sa chiunque abbia lavorato o prestato il suo supporto a favore delle donne vittime di violenza.

Una violenza che è presente in una relazione in modo continuativo, che si manifesta giorno dopo giorno con denigrazioni, schiaffi, e dopo aver a lungo "lavorato" per annullare psicologicamente e fisicamente una donna e che poi esplode nella violenza estrema non è un fulmine a ciel sereno, e neppure un atto di improvvisa follia. Dobbiamo usare le parole corrette perchè dobbiamo aiutare chi ne è vittima a riconoscere la violenza ed evitare di fornire degli alibi a chi la agisce.

In effetti l’articolo 17 della Convenzione di Istanbul invita i mass media a rispettare la dignità delle vittime di violenza, e li responsabilizza perché attraverso il cambiamento del linguaggio si produca un cambiamento culturale. Ma questo articolo è ancora molto disatteso purtroppo. E molto bisogna lavorare perchè nei giornali, nelle redazioni tv, radio e internet si comprenda che anche il tema della violenza, come tutti gli altri, va fatto trattare a chi ne è capace. Dice Luisa Betti, facente parte della rete di giornaliste Giulia: "Lo mettereste voi uno che fa sport a fare la pagina di economia? Credo di no. Auspicare che le direzioni dei giornali si avvalgano di alcune figure professonali da inserire direttamente nel tessuto del giornale e che queste figure possano avere anche ruoli di responsabilità, sarebbe un grande passo avanti. " (Luisa Betti)

 


Il quadro nella foto è di Paola Sorrentino. Altri suoi quadri sono sul sito:

Storie di musicisti distratti

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