Le aquile sono nate per volare

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Quando una mamma (o un papà) scopre che il proprio figlio o la propria figlia hanno delle difficoltà di apprendimento in genere ha bisogno di capirci di più, di svelare il significato di parole misteriose come dislessia, discalculia, disortografia, di capire come aiutare e sostenere il proprio figlio, come interagire con le insegnanti e la scuola, come parlarne al figlio o alla figlia.

In genere la preoccupazione per la scoperta si unisce alla soddisfazione di poter dare un nome a difficoltà, comportamenti. C'è la consapevolezza di una diagnosi ma la diagnosi porta con sè il sapere che ora si può fare qualcosa, si può affrontare il problema con degli strumenti. Un nemico conosciuto è sempre più facile da affrontare di uno ignoto.

Ma, superato il bisogno di informazioni di base, il libro di Rossella Grenci Le aquile sono nate per volare, Il genio creativo dei bambini dislessici, può dare ai genitori molto di più di conforto e/o informazioni. Può dare la consapevolezza che un ragazzo dislessico o una bambina discalculica non devono necessariamente accettare l'idea di sopravvivere alla scuola, ma possono sviluppare tutte le loro straordinaria potenzialità e ricchezza che più che compensano le dis-abilità. Non si tratta insomma di affrontare un nemico ma di prendere consapevolezza di una diversità che può portare a diventare un punto di forza.

Parlare del libro in poche righe sarebbe riduttivo perchè il libro tratta il tema da molteplici punti di vista. Molto spazio si dà alla narrazione dei "grandi" che sono stati dislessici. E' importante farlo, dà perfettamente il segno di coma i dislessici (o discalculico ecc.) possano fare grandi cose, se aiutati, o quanto meno non ostacolati. E' bello poi notare che questi grandi abbiano imparato dai fallimenti, dai loro fallimenti sono nate cose geniali, come la teoria della reatività. Le doti che i dislessici mettono in campo sono straordinarie: l'immaginazione, l'intuizione, la creatività... doti che posseggono in modo speciale, come qualsiasi mamma di dislessico ben guidato sa,  e che sono indispensabili per raggiungere grandi risultati.

Grenci ci spiega bene che tipo di pensatori sono i dislessici: sono pensatori visivi, dotati quindi del pensiero visuo-spaziale. Insomma, pensano per immagini ed è questa una grande possibilità, se seguita e non ostacolata. L'autrice illustra come utilizzare al meglio questa opportunità, come esaltarla.

Non mi dilungo sui tanti aspetti di questo libro, dalle strategie di apprendimento  alternative per genitori e insegnanti, la differenza tra apprendere e imparare, l'applicazione della teoria delle intelligenze multiple. E soprattutto le indicazioni pratiche, in riferimento ad ogni aspetto. Voglio solo citare alcune modalità per "imparare ad apprendere":  l'uso del corpo e della gestualità, il disegno e l'espressione artistica, le mappe mentali, il gioco, la lettura ad alta voce, l'uso della multimedialità, lo sviluppo delle abilità visuo-spaziali.

Ma aldilà delle indicazioni metodologiche, seppure preziose, questo libro imprime una visione sulle difficoltà di apprendimento: non un limite ma una ricchezza. Un ragazzo dislessico in classe non è una causa di rallentamento dell'attività ma lo stimolo per aiutare a studiare meglio tutti, e "la scuola" deve capirlo. Esperienze cui ispirarsi ce ne sono, ad esempio l'ARM in Finlandia. Una scuola attenta a non sprecare queste potenzialità sarebbe davvero una buona scuola!

Il ruolo dei genitori è importantissimo, i genitori possono diventare degli "mentori" per i figli. Verissimo. A me nessuno mi aveva detto di fare da mentore ma l'ho fatto, la parola che usavo era "allenatrice". E' stata dura ma credo si possa già dire che ha funzionato.

Le aquile sono nate per volare, se cercassimo di farle nuotare o camminare, se tarpassimo loro le ali, sarebbe come distruggere un potenziale prezioso, come voler fare volare una gallina o camminare un'anatra.