La scuola cambia: BES, Bisogni Educativi Speciali

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La scuola cambia come tutta la società attorno a noi. Le famiglie allargate sono sempre più numerose, il tempo che i genitori passano fuori casa aumenta, i figli passano ore e ore a scuola... Qualche anno fa, alcune parole erano del tutto sconosciute nella programmazione scolastica: il POF,  il portfolio delle competenze, il PDP o il PEI, i DSA e da qualche tempo a questa parte anche l’acronimo BES.

La scuola cambia come tutta la società attorno a noi. Le famiglie allargate sono sempre più numerose, il tempo che i genitori passano fuori casa aumenta, i figli passano ore e ore a scuola... Qualche anno fa, alcune parole erano del tutto sconosciute nella programmazione scolastica: il POF,  il portfolio delle competenze, il PDP o il PEI, i DSA e da qualche tempo a questa parte anche l’acronimo BES.

Ogni Istituto ha una maggiore autonomia rispetto a prima e quindi può offrire un Piano di Offerta Formativa valido (POF) in modo da avere il consenso dei genitori e quindi più alunni iscritti. Inoltre, i ragazzi hanno bisogno di una scuola pronta sì ad offrire ma anche a comprendere nuovi bisogni e necessità.

Impossibile che i nostri figli in qualche modo non risentano dei cambiamenti della società moderna, che si trasformano a volte in veri e prorpi disagi. Non sono disagi certificabili perché non si tratta di patologie se in classe alunni stranieri non conoscono l’italiano o se uno studente fa tante assenze perché attraversa un momento di estrema difficoltà magari legato al fatto che i suoi genitori si stanno separando.

Tutti questi casi potrebbero essere classificabili come BES (Bisogni Educativi Speciali) e cioè si tratta di una difficoltà non patologica e temporanea ma che la scuola deve saper fronteggiare affinché lo studente possa portare a termine il suo percoso di studi.

Una complessa Normativa regola i casi Bes ma spesso i genitori non comprendono a fondo il significato e non sanno come rapportarsi con il proprio figlio che la scuola ha riconosciuto come un caso Bes.

Da qui l’idea di una guida, per dare a voi genitori alcune spiegazioni che riguardano le Leggi e le metodologie adottate dalla scuola che si batte infatti per l’inclusività degli alunni e non per creare dei “diversi”. Cominciando dalla scuola elementare, oggi primaria, si cerca di comprendere dove c’è un disagio per fare in modo che il bambino/alunno possa superarlo senza puntare l’attenzione su “cosa c’è che non va in lui” ma cosa la scuola può fare per andargli incontro. Una didattica che dell’inclusione degli studenti e modellata sulla singolarità di ognuno.

Articolo di Cinzia Parmi, Mammastyle