La scuola è di tutti di G. De Michele

Che bello questo libro, mi dispiace solo di averlo letto troppo tardi, se lo avessi letto prima mi sarebbe stato utile per rafforzare le mie convinzioni.

L'autore ci racconta vari aspetti della scuola, argomenti simili ma insieme così diversi che potrebbero costituire diversi libri, ma tutti sono uniti dal fatto di parlare della scuola cercando di eliminare dei luoghi comuni, usando dati e fatti concreti.

Uno di questi è che la scuola italiana funzioni male e quindi peggio di quelle di altri paesi, che ci siano troppi insegnanti, troppi bidelli anche, che entrambe le categorie non lavorino, che la scuola in generale costi troppo e funzioni poco. Dati alla meno De Michele dimostra che la scuola italiana non costa molto e non funziona male, ma che si voglia convincere l'opinione pubblica di questi luoghi comuni per poter fare tagli e soprattutto rivolgere fondi alla scuola privata.

Un altro luogo comune è che sia necessario fare tagli perchè non ci sono fondi per fare diversamente. L'autore porta esempi concreti e dttagliati di settori della finanza pubblica in cui vi sono grossi sprechi e in cui è possibile fare tagli invece che alla scuola. E spiega in modo molto chiaro come questi tagli vadano a beneficio delle scuole private.

Gli alunni italiani sono veramente somari? No, secondo l'autore di questo libro. Sicuramente non lo sono più di quelli di altri paesi occidentali e rispetto a molti paesi se la cavano sicuramente meglio.

Altro luogo comune: la scuola non insegna più nozioni, non è più in grado di trasmettere nozioni e conoscenze e gli insegnanti si trovano davanti, alle superiori, ragazzi disinteressati e non motivati. Chi pone però queste critiche non si pone il problema di pensare alla scuola come a un luogo che motivi, o di pensare ai ragazzi come a dei soggetti capaci di spirito critico, o a cui è necessario insegnare lo spirito critico. A me viene in mente invece il professore che prende il posto del prof. Keating/Robin Williams ne L'attimo fuggente! Secondo De Michele, e io condivido, la scuola deve insegnare ma deve anche motivare, appassionare, educare. Ed è la cosa, invece, che spesso si fa meno. D'altra parte come accusare gli insegnanti? Loro stessi demotivati, sfiduciati, svalorizzati?

Ma sono tanti altri i luoghi comuni che sono stati diffusi in questi anni con lo scopo di screditare la scuola o di buttare fumo negli occhi: dall'importanza del grembiulino al ritornare al maestro unico, fino al ripristinare il 5 in condotta. Interventi attuati oppure no ma comunque uniti dall'intento di buttare fango sulla scuola sia per giustificare tagli nascosti sotto l'aura del ritorno alla severità sia per denigrare la scuola a tutto vantaggio delle scuole private.

Ma il capitolo che più mi ha letteralmente affascinato è quello sulle intelligenze multiple, forse perchè sono molto coinvoltà nelle problematiche delle difficoltà o diversità di apprendimento. I veri tagli alla scuola sono stati i tagli alla complessità: "Bisogna sapere veramente poco non di pedagogia ma dei nostri figli per pensare che la mente del bambino sia una cosa semplice", dice De Michele. La scuola elementare del modulo si stava aprendo alla complessità, riusciva a interagire con un modello di bambino che deve imparare a ragionare, che matura autonomia critica, che è in grado di porsi davanti a bambini con diverse intelligenze. Perchè "il tempo dell'apprendimento è un tempo dell'interazione, e la sua componente più importante è quella che ha luogo nel vivo della scuola". La scuola deve comprendere le diverse intelligenze (e diverse difficoltà), assumersi il compito di gestire anche gli aspetti emotivi, insegnare a riflettere, giudicare, criticare con la propria testa: maturare la propria capacità, esprimere se stessi, esprimere sentimenti, emozioni e attese, gestire conflittualità e incertezze. E ogni genitore di ragazzo/a affetto da difficoltà di apprendimento ma con tanta voglia di capire e crescere sa cosa voglia dire.

Un capitolo interessante è dedicato al bullismo, fenomeno importante ma tutt'altro che nuovo. Da anni la scuola se ne occupa, e lo fa bene! E anzi il bullismo nella scuola italiana è un fenomeno meno forte che in altre ma anche la lotta contro il bullismo è diventata uno stereotipo per parlar male della scuola piùche per affrontare un problema. Problema che peraltro è affrontato eccome, con progetti realizzati con entusiasmo e buona volontà dagli insegnanti, in proprio. Progetti qualche volta realizzati con l'aiuto degli enti locali, come avviene in Puglia dove la legge 19/2006 ha riconosciuto e valorizzato il problema promuovendo lo sviluppo della intelligenza emotiva, costruita sulla conoscenza delle proprie emozioni il riconoscimento delle emozioni altrui. Pare però che sia difficile dar valore a questi progetti e più facile irridere i pesidi e i docenti capaci di creare delle strategie.

Insomma, un libro importante per chi vuole realmente discutere dei veri problemi della scuola che a mio parere, e credo l'autore di questo libro sia d'accordo, risiedono nell'operato della classe politica e in una certa categoria di insegnanti che l'approva o lo mette in opera acriticamente e/o condividendolo.

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