La lingua madre e il concorso Lingua Madre

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Da quando sono diventata madre io stessa, hanno sempre fatto parte della mia vita delle care mamme provenienti dall'India, due in particolare. Una era Seema, arrivata in Italia neosposa. Da sola, dopo che il marito era andato pochi mesi prima per conoscerla e sposarla, lei arrivò diciannovenne in Italia, con un bel pancione. Non conosceva la lingua italiana, conosceva pochissimo il marito, non sapeva cosa voleva dire diventare madre. Ricordo che le feci un improvvisato corso pre-parto in inglese, con appunti scaricati da Internet che erano il nostro medium, poichè lei parlava e comprendva benino l'inglese, mentre io me la cavavo meglio con l'inglese letto mentre faticavo a comprendere l'inglese con la sua pronuncia.

Arrivò il suo primo bambino, e poi il secondo. Erano una bella famiglia, lui e lei sembravano proprio innamorati. Secondo me lo erano, secondo me la sensibilità delle loro mamme era stata tale da saper scegliere l'uno per l'altra e l'una per l'altro. Ma una cosa mi colpì subito, questi bambini non avevano una lingua madre. E' vero, la mamma parlava loro in indiano ma il mondo intorno parlava loro in italiano. E così anche il papà che ormai l'italiano lo parlava bene ed era ansioso che i suoi figli si integrassero. E poi ovviamente è arrivata la scuola dell'infanzia e poi la scuola... Papà e figli parlavano italiano sempre meglio, la mamma meno, non lavorando e avendo minori rapporti con il mondo esterno. E la lingua madre? Quella che si chama così perchè è la lingua che si impara dalla madre? Si andava impoverendo e contemporaneamente secondo me rischiava di impoverirsi il dialogo fra madri e figli. E con la perdita della lingua madre si perde un intero patrimonio di storie, ninne nanne, filastrocche, fiabe, leggende, scioglilingua con cui i bambini e le bambine di tutto il mondo vengono nutriti. Si perdono affetti, emozioni... pensavo anche ai viaggi in India, agli abbracci muti con le nonne con cui si rischiava di non avere più un linguaggio comune.

Io lo ripetevo sempre a Seema: "Non permettere che dimentichino l'indiano", fai in modo di coltivarlo, fai in modo che non perdano una parte di sè e della loro cultura. Non gare che nel desiderio dell'integrazione si perda l'importanza dell'appartenenza.

Ecco, è per questi motivi che trovo sia una bellissima idea quella del Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre che, ideato da Daniela Finocchi, prende spunto dall’iniziativa sviluppata da Regione Piemonte e Salone Internazionale del Libro di Torino da cui trae il nome, e si avvale dei patrocini di: Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Pubblicità Progresso, Expo Milano 2015 e We Women for Expo. Il Concorso è diretto a tutte le donne straniere, anche di seconda o terza generazione, residenti in Italia che, utilizzando la nuova lingua d’arrivo (cioè l’italiano), vogliano approfondire il rapporto tra identità, radici e il mondo “altro”. Il Concorso vuole essere un esempio significativo delle interazioni che stanno ridisegnando la mappa culturale del nuovo millennio e testimoniare la ricchezza, la tensione conoscitiva ed espressiva delle donne provenienti da “altri” Paesi.

I dieci racconti finalisti per la X edizione del Concorso sono pubblicati qui e fino al 30 aprile chiunque può leggerli e votarli!