Io sono così, di Fulvia Degl'Innocenti e Antonio Ferrara

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Quando ero bambina trascorevo tanto tampo all'aperto, in campagna o nel cortile di casa. Giocavamo insieme, maschi e femmine: a pallone, a nascondino, a "colore comanda colore", alla bandierina e tanti altri giochi. E poi ricordo le lunghe passeggiate in bicicletta con i cugini e le cugine... sempre tutti insieme.

La differenza caso mai era tra più grandi e più piccoli. Io ero sempre tra i grandi, sia con i cugini che con gli amici del palazzo e ricordo che spesso i piccoli erano noiosi, volevano vincere... ma questa è l'unica "discriminazione" che ricordo. E poi c'erano i pomeriggi invernali... ma anche lì eravamo sempre tutti insieme, giocavamo a carte, ai primi giochi di società... chi ricorda Telequiz, Rischiatutto, l'Allegro chirurgo... e le sempre meravigliose costruzioni, lego o meccano che fossero... Qualche volta si giocava anche a mamma e figli, o a maestra e alunni, o ai pirati, in camera mia e di mio fratello, dove i letti erano le barche e il pavimento il mare... ma sempre tutti insieme... non aveva proprio senso per noi separarsi, e l'idea dei giochi da maschi o da femmine proprio non esisteva.

Anche mio figlia e mia figlia hanno avuto l'opportunità di trascorrere lunghe estati all'aperto e anche loro, nell'agriturismo dove trascorrevamo le vacanze, giocavano insieme, spesso agli stessi giochi miei di bambina. Ma il loro gruppo era anche più creativo, dipingevano sassi da "vendere" in spiaggia, mettevano in scena rappresentazioni teatrali per noi grandi, organizzavano cacce al tesoro, passavano interi pomeriggi ad "esplorare", o pattinare o andando in bicicletta. E se c'era da usare giocattoli mio figlio aveva la sua bambola con cui giocare alle bambole e le bambine si facevano volentieri prestare una delle tante spade di mio figlio (era un fanatico di spade a tre anni... forse per questo poi è stato il ragazzino e poi adolescente più pacifico della classe!) e andavano tutte/i insieme a caccia di draghi e mostri vari...

Sarà per questi motivi che tanto detesto l'abitudina di considerare i giochi da maschio o da femmina, diffusasi più che mai in questi ultimi anni. Non la considero naturale, la considero semplicemente una delle tante idee imposte dal mondo della pubblicità.

E' sempre per questi motivi che ho trovato delizioso il bel libro a fisarmonica Io sono così, di Fulvia Degl'Innocenti e Antonio Ferrara, edito da settenove. Mi sono ritrovata e ho ritrovato i miei figli nella voce infantile protagonista che ama giocare a pallone, azzuffarsi col fratello, giocare con le costruzioni, o giocare ai pirati... Voce protagonista che ripete ad ogni pagina Mi piace, prima di descrivere il gioco o l'attività o l'emozione che ne deriva... e questo Mi piace mi ha portato indietro, ai miei giochi di bambina o mi ha fatto tornare giovane mamma che osserva suo figlio e sua figlia giocare, felici, perchè gli piaceva proprio giocare!

Qualcosa che non piace però alla voce protaganista c'è... ovvero il modo in cui gli altri, in genere i grandi, etichettano i bambini e le bambine. Non ho ancora avuto occasione di leggere questo libro in uno dei miei incontri nelle scuole ma lo farò presto e già mi pregusto l'entusiasmo con cui sarà accolto perchè i bambini e le bambine non amano essere etichettati o inquadrati ma semplicemente amano fare quello che gli piace!

Dicevo, è un libro a fisarmonica, da un lato c'è la storia, dall'altro la voce protagonista viene raffigurata. E il libro può diventare un bellissimo poster da appendere in classe o in cameretta o da tenere aperto su una mensola.

Grazie per la bella storia a Fulvia Degl'Innocenti, ad Antonio Ferrara che mostra di essere un bravissimo illustratore oltre che un grande scrittore, e grazie a Settenove per averla pubblicata.