I nostri standard di comunità

Ho seguito tutto quello che si è detto in questi giorni sulla vicenda di Greta e Vanessa. L'ho seguito come sempre con occhi di mamma, come mi accade spesso, ma in particolare come mi accade sempre quando protagonisti/e di una vicenda sono ragazze e ragazzi dell'età dei miei figli. E ho cercato di capire i dettagli, l'organizzazione che c'era dietro, le motivazioni specifiche e quindi gli obiettivi del loro viaggio.

Prima ci sono state critiche, abbastanza civili, sulla loro scelta. Non sono entrata molto nel merito anche perchè sinceramente non avevo ancora una mia opinione definita ma soprattutto perché non mi sono posta il problema di dover avere un'opinione e, da mamma, la cosa importante era che fossero tornate a casa. Ho pensato che sono felice di vivere un paese dove il loro ritorno a casa è stato considerato un obiettivo da perseguire e sono stata grata ad un Governo, che per vari motivi non amo particolarmente, di averlo reso possibile.

Poi le critiche sono cresciute, Greta e Vanessa sono state letteralmente messe alla gogna. Sono arrivati insulti, anche pesanti, e contemporaneamente si è messo in discussione l'intervento del nostro Governo. Si è parlato dello spreco di denaro pubblico per pagare il riscatto. Per lo più si è detto che la loro missione era stata organizzata in modo approssimativo, che non c'era dietro una ong o associazione capace. E poi all'improvviso ho cominciato a leggere che qualsiasi fosse stata l'esperienza o capacità o curriculum passato di una eventuale ong, lo Stato non avrebbe dovuto pagare, non "avremmo dovuto pagare noi". E ho cominciato a sentir tirare in ballo altri casi in cui per colpa di gente, donne per lo più, improvvida, noi abbiamo dovuto pagare. Ho sentito spesso fare anche il nome di Giuliana Sgrena.

Mi è tornato alla mente il rapimento, avvenuto una decina di anni fa, delle "due Simone", Simona Pari e Simona Torretta, rapite in Iraq dove prestavano servizio come cooperanti. Anche su di loro circolarono battute cattive, sarcasmo, alcune "Catene di S. Antonio". Si disse che chissà che stipendio ricevevano, che il loro lavoro era inutile ecc. Ma le pochi voce cattive e sarcastiche furono quasi annullate da quelle delle maggior parte di noi che era felice per il loro ritorno e che ci fossero ragazzi e ragazzi desiderosi di lavorare per la cooperazione internazionale. La cooperazione internazionale stessa dieci anni fa era un valore, per la stragrande maggioranza degli italiani. Oggi no, oggi secondo la maggioranza dei miei concittadini dovremmo starcene a casa nostra, chiusi dietro le nostre barriere doganali. Buffo poi che si dica a Greta e Vanessa di aiutarli in casa nostra i siriani ma al contempo si chieda rigidità per gli arrivi di profughi.

Cosa ci è successo? Cosa ci ha fatto diventare così cinici? La crisi economica? Non credo... storicamente i periodi di difficoltà economica sono sempre utili per ridare senso e valore anche al denaro, ai beni materiali...

Perchè un tale accanimento contro queste due giovani donne? Perchè sono donne? Perchè sono giovani? Perchè?

Ma dicevo, ho guardato ai fatti da mamma. E non mi è stato difficile visto che con mia figlia si era parlato del suo desiderio di fare del volontariato all'estero, ove ve ne fosse bisogno. E mi sono ricordata dei discorsi fatti. Mi sono ricordata che nelle famiglie si parla di queste cose, che i genitori danno indicazioni, suggerimenti, i figli discutono, a volte ascoltano. Nel mio caso si comprese che per il momento si poteva trascorrere un periodo di volontariato e/o impegno etico anche senza andare all'estero, in luoghi difficili per delle giovani donne, entusiaste ma sicuramente un po' sprovvedute ed ingenue. E oggi vedendo Vanessa rispondere ai giornalisti abbarbicata alle braccia del suo papà mi sono chiesta se ne avessero parlato, se si fossero confrontati prima, se lui fosse stato favorevole... pensieri di mamma, pensieri di una persona che non riesce a dissociare il suo essere persona dall'essere mamma.

Ma tutte queste riflessioni sarebbero rimaste tutte a circolare nella mia testa se non avessi poi letto stamattina qualcosa che mi ha convinto a metterle per iscritto. Sono capitata sulla bacheca FB di una ragazza di 18 anni dove, tra immagini si foto di sfilate di moda e serate in dscoteca è stato condiviso un link di una vergognosa pagina di FB in cui si spaccia per vera una finta intervista alle due ragazze in cui loro direbbero di aver fatto gioiosamente sesso con i loro carcerieri. Ed è felice, perchè in questo momento lei appare quella giusta e loro quelle sbagliate. Ed ecco la cosa che più mi fa imbestialire in questa faccenda: che alla fine si è arrivati alla conclusione che sono Vanessa e Greta quelle sbagliate e non le masse di ragazzi e ragazzi con teste vuote che si trascinano tra discoteche e centri commerciali, che non leggono libri, che non sanno neanche perchè esista una guerra in Siria!

E mi disgusta l'idea che ormai la nostra comunicazione si svolge al 99% su un Social Network dove girano le peggio bufale, le più tremende cattiverie, ma se provi, come io oggi ho fatto per tre pagine Facebook, a segnarle Facebook ti risponde che rispetta i nostri standard di comunità. Ecco, vorrei cambiare i miei standard di comunità, sia online che non. Vorrei che avessimo altri standard di comunità.