I libri per bambini/e tirano?

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Gli ultimi dati sulle vendite di libri, aggiornati al 2013 e al primo trimestre del ‘14, della consueta ricerca Nielsen commissionata dall'Associazione Italiana Editori e presentata al salone del libro di Torino, sono tragici. E non si tratta di crisi. E' una situazione troppo drammatica per poterla imputare alla crisi, come è ben descritto da quest'articolo.

Nell'articolo però si dice che una delle due eccezioni al trend negativo è rappresentata dai libri per bambini/e, ma, da editora specializzata in libri per bambini, aggiungo un dato, che viene sottovalutato. In realtà i dati positivi sulla vendita dei libri per bambini si riferiscono ad una fascia molto ristretta di mercato che comprende per grandissima parte la paccottiglia da supermercato, che in questo periodo è largamente rappresentata da Peppa Pig. Inoltre comprende tutta una serie di materiale cartonato (di cui si può trovare una ricca rassegna nei Poste shop o nei supermercati) talmente di bassa categoria da non recare neanche i nomi di autore ed illustratore. Io non li considero prodotti editoriali. A questi si aggiungono poi i libri e simillibri (attacca stacca e simili...) tratti dai film Disney o film di cartoni animati in generale e un paio di collane di successo che non sarebbero neanche male se non fossero poi costituite da libri replicati in tanti cloni che assuefanno i piccoli lettori distruggendo il loro bisogno di leggere cose nuove, la loro curiosità.

Dunque per paccottiglia intendo libri che hanno solo forma di libri. Li riconosci subito dal fatto che in genere non hanno indicato né autore né illustratore, (sono spesso stampati in Asia) e si vendono nei supermercati. Le storie sono banali, le illustrazioni in serie, e scontate. Un esempio è appunto Peppa Pig. Ma è paccottiglia anche tutto il merchandising libresco legato ai film di cartoni, libri che non aggiungono nulla al film, ne sfruttano solo la visibilità tra i bambini. Non contengono storie che emozionano, non hanno illustrazioni che incantano... sono merce di consumo. Non basta impastare farina acqua e lievito per fare del buon pane!

Questi libri secondo me hanno una valenza doppimente nagativa. I bambini li vivono come dei giochi, ne vengono attirati per tutti i gadget ad essi collegati, come una estensione del cartone animato, ma non ne ricevono delle emozioni, non ne vengono conquistati come solo un bel libro può fare. Di conseguenza non sono oggetti che li portano ad amare i libri. Quindi non stupiamoci se i bambini che "leggono" questa roba poi da adolescenti smettono di leggere!

Dunque questi "libri" falsano completamente il mercato dei libri per bambini, in primis perchè ne danno una falsa idea. Poi perchè si spacciano per libri, facendo credere ai genitori di aver comprato ai loro bambini qualcosa di qualità, qualcosa che li farà crescere. E ancora, perchè danno ai bambini una idea sbagliata del libro, allontanandoli probabilmente dal conoscere e quindi amare i veri bei libri.

Chi mi conosce mi prende in giro per quanto detesto Peppa Pig ma vedere per il Salone di Torino girare adolescenti divertiti dall'idea di avere la coroncina di Peppa Pig in testa e fare battuta su "quella porca della Peppa Pig" o "quella maiala della Peppa" quando c'è chi si fa dedica con impegno a fare pubblicazioni che combattano gli stereotipi contro le donne e a portarle a proprie spese (editora e autrici) in giro nelle scuole mi fa già abbastanza girare le scatole senza poi dover anche leggere che l'editoria degli illustrati per ragazzi tira... perchè si vendono le porcherie...

Quindi mi dispiace dirlo ma l'eccezione è una non eccezione.

Nell'articolo su linkato si dice che nel 2016 ci sarà un padiglione al posto di tre al Salone di Torino. Se così sarà, saranno spariti i piccoli, questo è certo. I grandi resisteranno grazie al fatto che sempre più gli editori sono anche rivenditori e i distributori sono anche editori e si sta sempre più rafforzando il cartello che finirà per schiacciare piccolissimi editori e librerie indipendenti. Per capire perchè leggete qui...