Emozioni e "pezzi di carta"

L'altro giorno non so perché mi sono ritrovata a curiosare in uno scatolo dove conservo ricordi di mio figlio e mia figlia neonati. Non solo... anche il test di gravidanza! E poi il braccialetto della maternità e una cosa alquanto schifosetta come il pezzetto di cordone ombelicale... da oggetti sono nati ricordi e ho cominciato a ripensare alle loro nascite, a loro piccini piccini, ai momenti dei parti, e ai primi momenti di conoscenza al nido della maternità, momenti ricchi di gioia ma anche di ansia.

Non ricordo però di essermi commossa quando li ho visti la prima volta nè quando li ho presi la prima volta in braccio. Ricordo invece bene il momento in cui non sono riuscita a trattenere le lacrime. Allora alla maternità di Foggia la parte burocratica funzionava così: la mamma appena si sentiva di farlo, solitamente il secondo giorno, scendeva all'ufficio del comune al piano terra, se munita di certificato di matrimonio poteva farlo da sola, per "registrare" ufficialmente il neonato o la neonata. E fu quando un impiegato del comune mi diede questo foglio su cui c'era scritto che il bimbo era figlio mio e di mio marito che scoppiai in lacrime. Ricordo che mi sentii anche stupida... avevo tenuto mio figlio in braccio, l'avevo attaccato al mio seno, e mi commuovevo per un pezzo di carta?

Questa emozione poi l'ho riconsiderata quando ho conosciuto nei forum di Mammeonline tante mamme adottive e l'importanza che avevano per loro le "scartoffie", le carte. E ci ripensavo in questi giorni, a proposito della possibilità non date alle coppie omosessuali di adottare i figli del partner. Potremmo dire: "Che importanza hanno le carte? Le carte sono solo carte, quel che è importante è avere i figli tra le braccia, stringerli, amarli..." Beh, per me quel giorno la "carta" fu importante e capisco che lo sia per tutte le mamme e i papà. Ti danno la certezza che si ha il diritto di amare quella creatura, pur non aggiungendo nulla all'amore.