Eco, le bufale, il sessismo, i social...

Si è discusso molto nei giorni scorsi sulle considerazioni di Umberto Eco: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».

Si è discusso molto nei giorni scorsi sulle considerazioni di Umberto Eco: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». 

Soprattutto perchè, credo, non è piaciuto il mettere in relazione imbecilli contro Premi Nobel. In effetti non bisogna essere premi Nobel per scrivere cose intelligenti e documentate. Anche al bar si dicono cose intelligenti. Sono d'accordo invece sugli imbecilli. Ma non solo, sui social hanno purtroppo diritto di parola persone che denigrano, offendono, seminano razzismo, intolleranza, discriminazioni.

Come sempre faccio riferimento a fatti di cronaca. Ieri 1° luglio imperversava in rete la foto della ministra Boschi che legge l'Unità al contrario. Una bufala ovviamente, una foto taroccata, costruita... ma pareva divertente, le ministre poi si sa sono sempre nel mirino, come tutte le donne che hanno cariche importanti. Allo stesso modo qualche settimana fa tanti si sono divertiti a far circolare la bufala secondo la quale la Presidente Boldrini avrebbe detto, visitando la casa di Grazia Deledda, che era una grande pittrice. E via... tutti gli imbecilli (secondo Eco!) a condividere, senza chiedersi se fosse vero, se fosse una cosa denigratoria. Basta poco per verificare, bast andare su Google e digitare: bufala, Boldrini, Deledda. Una persona intelligente, anche se non è un Premio Nobel, lo fa.

Sempre ieri, dopo il tremendo atto di violenza carnale subito dalla sedicenne romana, gli "imbecilli" (ma qui dire imbecilli è poco...) si scatenano. Il militare fermato forse è colpevole, forse no, si vedrà, ma sicuramente è intanto sotto processo la ragazza e con lei tutte le giovani donne. Per come si vestono, per come provocano. "Se l'è cercata", "andava in giro a quell'ora", "l'uomo è uomo"... e così via. Frasi passibili di denuncia, istigazioni a delinquere vere e proprie, e non sarò certo l'ultima volta come non è stata la prima. Ma non dobbiamo abituarci. DOBBIAMO PRETENDERE CHE SIANO PUNIBILI. Lo comprendano anche i gestori di Facebook, gli arcbaleni ci piacciono, ma Facebook dimostri con i fatti di essere davvero contro le discriminazioni.

Ma la rete è bella perchè non ci sono solo gli imbecilli. Per fortuna.

Però Eco non ha torto. Dobbiamo imparare a usare la rete perchè sia veramente uno strumento di confronto democratico. E dobbiamo fornirci degli strumenti per proteggerci dagli "imbecilli", perchè FARE CERTE AFFERMAZIONI DEVE DIVENTARE REATO.