E se l'adolescenza è senza conflitto?

Sento le mie amiche lamentarsi dei conflitti con i loro figli adolescenti perchè non studiano, non rispettano gli orari, si rivolgono in modo irrispettoso verso i genitori dicendo anche parolacce.

Ma mio figlio ha sedici anni ed è un ragazzo tranquillo, forse anche troppo, studia, esce poco, ha un bel dialogo con noi genitori. Siamo stati fortunati?
 
Sicuramente cara Giovanna siete stati fortunati, o magari bravi... perchè chi l'ha detto che è questione di fortuna? 
Però tieni presente che di solito per uscire dall'adolescenza ed entrare nel modo più sereno ed equilibrato nell'età adulta è necessario in qualche modo staccarsi dai propri genitori. Il che non vuol dire ovviamente rompere ma  diventare, in qualche modo, realmente autonomi. E il conflitto è funzionale a questo.
Vedi, è paradossale ma purtroppo è più difficile staccarsi dai genitori, e soprattutto dalla mamma, tanto più il rapporto con lei è positivo, empatico, di reciproca comprensione. Neanche tanto paradossale se ci si pensa, è difficile entrare in conflitto con chi si ha un rapporto tranquillo, ma nello stesso tempo è difficile crescere senza conflitto. C'è il rischio che ci si trascini in uno stato di continua adolescenza.
Però... che c'entra, molto meglio una situazione come questa che quelle che lamentano le tue amiche. Aspettati però che le cose un po' cambieranno e, quando cambieranno, accettale, continuando a godere dei momenti di intesa e condivisione che ci saranno sempre, se il vostro rapporto è saldo.

Commenti

Attenzione...

Ciao Giovanna, concordo con le risposte precedenti, e non lo dico a caso perchè la situazione di tuo figlio l'ho vissuta in prima persona: nel mio caso, e ripeto nel mio caso, le conseguenze di quel modo di vivere, che potrei chiamare da "piccolo adulto", hanno prodotto su di me effetti quasi devastanti dopo i 20-22 anni (di anni ora ne ho 25), problemi che da qualche anno sto (molto) lentamente cercando di risolvere.
Come tuo figlio, anch'io sono stato un ragazzo tranquillo, studioso, buono, il classico figlio maturo, responsabile, perfetto, serio che, si dice, tutte le madri vorrebbero avere. Il mio carattere fodamentalmente timido ed introverso (aspetto che ritengo comune in questi casi) unito a pesanti problemi familiari, ha certamente favorito questo modo di vivere in una sostanziale solitudine evitandomi (me ne sono reso conto solo attorno ai 20 anni) quelle normali attività adolescenziali che in fin dei conti creano quel bagaglio di esperienze che consentono di creare realmente una persona adulta, equilibrata, inserita in una rete di rapporti sociali, e soprattutto dotata di una buona autostima: tutti elementi che nella vita adulta consentono di vivere serenamente.

Quando parlo di normali attività adolescenziali non intendo le peggiori trasgressioni possibili, ma semplicemente tutte quelle attività che sono usuali in quel periodo: le uscite nel weekend con il gruppo di amici, le prime cene insieme, i concerti, pub, e da li di conseguenze le prime, da non sottovalutare, esperienze amorose: generalmente ho avuto modo di vedere, anche su me stesso, come quest'ultimo aspetto, per un maschio, se risulta mancante può produrre pesanti effetti sull'autostima negli anni a venire, rischiando di diventare un'ossessione. Tuttavia è solamente una conseguenza, non la causa.

In tutto questo è inevitabile sbagliare, fare brutte figure, di prendere sonore sgridate o legnate dai genitori perchè si sono fatte le ore piccole tornando a casa magari un
pò brilli il sabato sera, ma sono proprio anche (e ripeto anche) queste esperienze che formano il carattere dell'individuo perchè gli consentono di trarre importanti insegnamenti dagli errori commessi....come dice il detto "sbagliando si impara".

Vedi, guardano indietro mi sono reso conto che ogni fase della vita ha la sua importante funzione, l'adolescenza è fatta per sbagliare e sperimentare: lasciamo che i ragazzi facciano i ragazzi e non gli adulti, a questo c'è tempo. Altrimenti c'è il rischio che, superati i 20-22 anni, ci si accorge, come dire, che "alla casa mancano le fondamenta", si comincia a vivere nella paura, si cade in un circolo vizioso che aggrava la solitudine e può portare alla depressione.

Ti posso dare dei consigli, ma prendili per quello che sono: se non noti cambiamenti autonomi nel modo di vivere di tuo figlio, soprattutto se manifesta anche un seppur minima sofferenza, suggerisci qualche attività in cui debba relazionarsi con persone e coetanei; un'idea che ti consiglio veramente potrebbe essere gli scout oppure potrebbe provare a fare il cameriere nei weekend... è importante che inizi a "cambiare aria".

Un aspetto che, molte volte si trascura, è la figura del padre che ritengo fondamentale nella costruzione dell'identità maschile: se non lo è già, fa si che sia più coinvolto in questa fase.

Mi raccomando non siate mai invadenti.

Scusa se sono stato prolisso, non vorrei averti terrorizzato con quanto ho scritto, ma ho solo voluto riportare la MIA storia, che ha molti punti in comune con tuo figlio...Paradossalmente il "piccolo adulto" maturo e responsabile che ero ha prodotto alla fine un 25enne sostanzialmente immaturo: su molti aspetti, legati in particolare alla socialità ed affettività, è un "uomo" ancora fermo a quando aveva 16 anni, e concorderai con me, sono cose che non si imparano sui libri di scuola. Per questo non vorrei vedere altri ragazzi rischiare di ripercorrere la stessa mia strada.

Ti faccio i migliori auguri per il futuro di tuo figlio, veramente...

Andy

Grazie!

Grazie della tua bella testimonianza Andy! Io faccio invece i miei più cari auguri a te. E mi permetto dirti che se hai fatto questa splendida analisi non puoi essere immaturo! :-)

Grazie a te...

Grazie Donatella per quello che hai scritto ed anche per i tuoi auguri. Purtroppo credo che come ci siano tante tipologie di intelligenze, ci siano tante forme di im/maturità: la mia adolescenza da "piccolo uomo", il soldatino sempre ligio al dovere, in una quasi totale solitudine, ha favorito probabilmente lo sviluppo delle capacità introspettive a prezzo di grosse deficienze relazionali e ciò ha portato progressivamente alla depressione, un qualcosa che allora non accettai pienamente in quanto connvinto che i mali dell'uomo fossero sempre e solo fisici (avevo degli schemi mentali difficili da smontare).

Il punto di rottura in cui mi sono reso conto (o meglio ho avuto il coraggio di farlo veramente), con forte dolore, che l'esistenza che avevo condotto era stata troppo "rigida" e per questo quasi priva di senso (giudizio che dopo ho rivalutato) è stata, guarda caso, in un delle prime e rare occasioni sociali, accaduta attorno i 22 anni, ovvero la festa di laurea di un mio collega di università. Quel giorno mi sono trovato buttato improvvisamente in mezzo ad un mondo che prima di allora, può sembrare assurdo, ignoravo completamente: il suo gruppo di amici e conoscenti, il racconto spensierato delle esperienze adolescenziali con la lettura del papiro ecc., la mia evidente incapacità di rapportarmi informalmente con queste persone, per me sono state come tante micidali coltellate; se da una parte questa ha scatenato una profonda crisi che mia ha fatto toccare per qualche anno il fondo (compromettendo paradossalmente proprio quella che è stata sempre una delle mie passioni, lo studio), dall'altra questi fendenti sono stati positivi perchè hanno dato lentamente l'avvio ad un difficile processo di cambiamento che continua tutt'ora. E' forse una sorta di adolescenza che sto vivendo con molto ritardo, anche se è inevitabilmente qualcosa di completamente diverso: a 25 anni la vita, volente o nolente, ci pone di fronte a diverse esigenze e responsabilità, certi errori adolescenziali non sono tollerabili e quando avvengono sono delle vere bombe per un'autostima ancora molto instabile: penso ad esempio al lavoro che richiede un continuo rapporto con il prossimo, penso ad esempio ad un eventuale rapporto con una ragazza coetanea che solitamente aspetta da noi una maturità, prima di tutto affettiva, adeguata (si attende un uomo non un adolescente alle prime armi).
Per questo ogni passo di maturazione, in ques'età, richede grossi sforzi soprattuto mentali, tutte cose che probabilmente avrei potuto evitare provando semplicemente ad "uscire di più" quando avevo 15-16-17 anni, verso il mondo ignoto dell'adolescenza.

In conclusione, come in tanti altri aspetti della vita, anche nell'adolescenza gli eccessi, nel male ("uscire sempre", "dare sempre preoccupazioni") o nel bene, o meglio ciò che, luogo comune, riteniamo nel bene ("uscire poco", "non dare preoccupazioni") non sono mai positivi e spesso sono dei segnali e delle maschere per nascondere delle difficoltà o paure di fondo.

Ricordo il discorso di un professore il primo giorno del primo anno delle superiori (settembre 1999, non avevo ancora 14 anni), più o meno faceva così: "Ragazzi, probabilmente non ve ne rendete ancora conto, ma questi anni saranno i più belli e spensierati della vostra vita...per questo cercate di non sprecarli!" L'ultima parola è stata, e qualche volta continua ed essere un incubo per me....per questo dico ai ragazzi..vivete questi anni intensamente nel rispetto di voi stessi e del prossimo, ma viveteli intensamente in ogni loro aspetto.

Andy

Condivido e comprendo quello

Condivido e comprendo quello che dici. Condivido un po' meno quello che diceva il tuo prof, non credo affatto che l'adolescenza sia un period tanto bello e spensierato. Può essere un bel periodo, come possono esserli altri... ma tutt'altro che spensierato. Crescere non è affatto facile, e l'adolescenza è il periodo della crescita più tumultuosa.

Poi, come dici tu, gli eccessi sono sempre negativi. Ma gli eccessi sono anche tipici dell'adolescenza, un periodo in cui proprio perchè si vive in maniera passionale, le cose o si amano o si odiano.

Riguardo a te, l'importante è che abbia maturato certe consapevolezze. Non avere rimpianti... non credere che fare un'altro tipo di vita ti avrebbe reso migliore. Io ho un figlio diciannovenne che ti assomiglia, un po'. O meglio, aveva anche lui una adolescenza molto chiusa poi a un certo punto c'è stato un momento di rottura, positiva, che ha cambiato un po' il suo approccio alla vita.

Quanto alla maturità, è un concetto non univco, come giustamente dici. E non va confusa con l'esperienza, Si ò essere poc esperti, ma maturi, secondo me!

Ciao Donatella, grazie anche

Ciao Donatella, grazie anche perchè sentire qualche persona vicina, anche se solo virtualmente, ti fa setire meno solo.

Dal mio punto di vista la spensieratezza la intendo come minori responsabilità, il fatto che in qualche modo certi comportamenti, come gli eccessi, sono più tollerati (in fondo, come si dice, "si è ancora ragazzini"), il poter sbagliare ecc...a 25 anni, come ho già detto, queste cose non sono, giustamente, tollerabili e tollerate.
Continuo a lottare per vincere contro le fobie che mi stanno esaurendo e devo dire che qualche risultato l'ho ottenuto, come ad esempio una maggiore spontaneità nei rapporti informali.

Spero di ritornare a scrivere qui fra qualche anno per dire di esserne veramente venuto fuori, ma veramente, nonostante tutto.

Ciao

Chiedi se sei fortunata ad

Chiedi se sei fortunata ad avere un figlio adolescente tranquillo e che esce "poco". Già dalla domanda si intuisce che da tuo figlio ti aspetti che "esca di più". Attenzione perchè nel comunicargli questa tua preoccupazione presto ti sarà difficile controllare le sue uscite e saranno queste ultime poi a preoccuparti. La conflittualità è inevitabile e la sua risposta sarà "non sei mai contenta".