Chiamarlo amore non si può

Chiamarlo amore non si può

Sarebbe bello avere una ricetta magica per affrontare e risolvere il problema della violenza contro le donne. Una legge è stata da poco approvata e sicuramente anche questa era necessaria, seppure perfettibile, ma di certo non è che una piccola goccia.

Ma c'è qualcosa che possiamo fare tutte noi nel nostro quotidiano: mamme, insegnanti, giornaliste, educatrici (ma anche papà ecc... gli uomini insomma). Ovvero contrastare gli stereotipi, parlare ai nostri ragazzi di affettività, di emozioni, di rispetto, di dignità. Spiegare cos'è l'amore, parlare di amore, quello vero. Quello che non è egoista, che non contiene sopraffazione, bisogno di cambiare l'altra/o.

Cerchiamo di portare a scuola l'educazione all'affettività, cerchiamo di far conoscere il significato della parola amore.

Magari con l'aiuto di questo bel libro che contiene 23 bellissimi racconti, 23 storie che raccontano 23 modi di commettere violnza contro le donne: alcune molto forti, altre ironiche, alcune ci rubano anche un sorriso, tutte ci commuovono e fanno provare empatia per le progoniste. Protagoniste donne, a volte però raccontate con gli occhi di bambini e ragazzi. Giovani uomini insomma che hanno bisogno di essere guidati e accompagnati alla scoperta dell'amore perchè il loro non diventi un amore egoista, tanto quanto dobbiamo accompagnare le giovani donne affinchè il loro amore non diventi dolore.

Parlare di violenza contro le donne vuol dire anche parlare ai ragazzi e alle ragazze di linguaggio. Pensiamo al linguaggio che si usa per parlare di violenza, per commentare gli atti di femicidio:

Diciamo gelosia, che sembra quasi qualcosa che nasce dall'amore -> ma dovremmo dire volontà di possesso, dominio. Il significato di gelosia secondo il vocabolario è altro: La gelosia è un sentimento di ansia e incertezza dell'essere umano, causata dal timore di perdere o non ottenere la persona amata perché essa sia preferita da altri o preferisca altri.

Diciamo avances -> ma dovremmo dire molestie. Avance vuol dire riservare un'attenzione, un complimento ma chi mi rivolge un'attenzione si interessa delle mie reazioni, si chiede se mi piace o non mi piace, insomma, si relazione con me. Chi mi fa una molestia non si chiede se mi fa piacere, si relaziona con me, non gli interessa se il suo comportamento, la sua "carezza", il suo sguardo, le sue parole sono gradite o sgradite.

Diciamo passione -> per indicare una attenuante per l'aggressione, diciamo un "delitto passionale". E non mi riferisco solo al nostro linguaggio ma al linguaggio dei mass media che nei casi di violenza contro le donne è terribile.

Se proviamo ad analizzare i contenuti, soprattutto i titoli di articoli e servizi televisivi o radiofonici, scopriremo che sono pieni di stereotipi e pregiudizi nel descrivere la violenza contro le donne e nello stesso tempo nel nasconderla. Alla fine è come se le donne fossero vittime della violenza due volte:

Marito folle di gelosia uccide la moglie (diciamo marito violento non marito geloso!)

Ex marito abbandonato uccide la sua ex (l'abbandono sembra essere un'attenuante)

Deluso dalla fine della relazione la massacra di botte (deluso? anche la delusione è un'attenuante?)

Fidanzato in preda al rapus accoltella (il raptus è forse una attenuante? Tra l'altro poi esaminando la vicenda scopriamo che c'era una lunga serie di maltrattamenti... altro che raptus o follia momentanea)

Stressato dalla perdita del lavoro uccide moglie e figli (stressato dal lavoro? e chi di noi non lo è?)

Giovane ragazza si uccide perchè la prendevano in giro su FB (questo si chiama stolking, si chiama esercitare violenza psicologica e poi FB non lo fanno le persone?)

Proviamo a riscrivere questi titoli nel modo corretto!!!

Raptus, gelosia, delitto passionale non aiutano a comprendere le dinamiche delle relazioni violente. C'è una distanza enorme tra il linguaggio della stampa e la realtà della violenza sulle donne come sa chiunque abbia lavorato o prestato il suo supporto a favore delle donne vittime di violenza.

Una violenza che è presente in una relazione in modo continuativo, che si manifesta giorno dopo giorno con denigrazioni, schiaffi, e dopo aver a lungo "lavorato" per annullare psicologicamente e fisicamente una donna e che poi esplode nella violenza estrema non è un fulmine a ciel sereno, e neppure un atto di improvvisa follia. Dobbiamo usare le parole corrette perchè dobbiamo aiutare chi ne è vittima a riconoscere la violenza ed evitare di fornire degli alibi a chi la agisce.

Chiamarlo amore non si può sarà presentato dalle autrici il 25 novembre 2013 in varie città italiane, in simultanea. Tutte le info sono sulla pagina Facebook e sul sito della Casa Editrice Mammeonline.