Chi sono quelli che non vogliono l'educazione alle differenze

echinella07.jpg

In questi mesi, se da una parte c'è chi, come chi scrive, considera di fondamentale importanza educare i bambini e le bambine alle differenze, valorizzare l'educazione emotiva, sentimentale e sessuale anche ai fini del prevenire il bullismo e la violenza, combattere il linguaggio sessista, ci sono anche alcune organizzazioni che, manipolando l'informazione finache su quel che chiede l'OMS in materia, aizzano i genitori contro l'educazione alla differenza (che oltretutto è stata rinominata teoria gender).

Non è da poco il potere di queste organizzazioni che sono riusciti a far bloccare i libri fatti redigere dall'UNAR sul tema e a creare non poco scompiglio nel confondere le idee.

Ma adesso l'educazione alle differenze è diventata un progetto di legge, ne abbiamo parlato in quest'articolo e d'altra parte era un atto dovuto per il nostro Parlamento visto l'impegno preso nel sottoscrivere la Convenzione di Istanbul di cui abbiamo parlato in quest'altro articolo, per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi.

Dunque, premesso tutto questo, possiamo venire al punto di quest'articolo che è un modello di lettera che alcune di queste organizzazioni chiedono ai genitori di inviare ai dirigenti scolastici:

- che la scuola notifichi loro con congruo anticipo e per iscritto la programmazione di ogni lezione, progetto, attività didattica che si tiene dentro e fuori l’Istituto, riguardante

a) questioni fisiche e morali connesse con la sfera affettiva e sessuale dei discenti;

b) campagne contro il bullismo, o le discriminazioni, o il razzismo o la parità di genere;

... (Via, gli faccio pubblicità e vi do anche il link)

A parte che il punto a) mi sembra alquanto oscuro e mi fa pensare a Cent'anni di Solitudine e Ursula Buendia che parlando della moglie del nipote diceva che era una che confondeva il cazzo con l'equinozio,... ma ci rendiamo conto? La scuola deve chiedere il permesso ai genitori per parlare di bullismo, di discriminazione, di razzismo, di parità di genere?