Chi ha detto che sia facile essere bambini?

Se torno a nascere deciderò qualcosa di diverso dal nascere bambino. Se devo sgomitare, nella vita, voglio almeno che sia ad armi pari. Siamo lontani dall’immagine edulcorata delle pubblicità, dall’idea (falsa) che tutti i bambini abbiano accanto genitori dai sorrisi soavi e dagli sguardi comprensivi.

La realtà è altro, ed è sotto gli occhi di tutti noi. Anche quando allunghiamo lo sguardo vacuo, ci accorgiamo che l’orizzonte non è più una linea retta che separa perfettamente la terra dal cielo; la realtà è un’incognita che pende sopra la testa di un bambino.
 
Anni fa lessi, in un bellissimo libro per ragazzi, che la protagonista diceva che prima di conoscere la realtà di un altro (e giudicarla) bisognava camminare due lune dentro i suoi mocassini.
 
Ecco, proviamo (ma in anticipo vi dico che non ci riusciremo) a camminare due lune dentro i mocassini di un bambino che, dall’essere figlio di due genitori e abitare in una casa, si ritrova all’improvviso a essere figlio di una madre, di un padre e abitare in due case: una dal lunedì al giovedì mattina e l’altra dal giovedì pomeriggio alla domenica.
 
Ce la faremmo ad avere uno zaino sempre pronto per questi trasbordi continui?
 
Ce la faremmo a sopravvivere alle imposizioni di due genitori che si azzannano se uno concede al figlio ciò che l’altro non condivide e poi concordano nel negare al figlio ciò che il figlio desidererebbe?
 
Tutti questi input in Bambini con le ruote: un padre, una madre e una nonna super partes che ha trovato il suo equilibrio in una dimensione new age e si barcamena tra la voglia di comprendere sua figlia e la necessità di non penalizzare ulteriormente suo nipote.
 
Ma anche una nonna così non ce l’hanno tutti i bambini.
 
 
di Luisa Staffieri  (autrice anche del blog Imparare a volare)