"Caro gender ti scrivo..." La lettera di Franca

Caro Gender,

So che sei un personaggio inventato, ma ti voglio raccontare una storia.

L. è un bambino, adottato, viene dalla Russia. I suoi genitori sono trentini.

I compagni di classe di L. lo prendono in giro da mesi, gli dicono che i suoi non sono genitori veri, che lui è stato comprato in Russia. L. si arrabbia e li picchia.

Certo, L. ha vissuto esperienze che un bambino non dovrebbe vivere e ora ha comportamenti aggressivi, il suo percorso e quello del suo papà e della sua mamma è stato e sarà difficile.

Ma questo è solo un pezzetto della storia.

Non voglio in questo luogo parlare di colpe o vittime: sinceramente, in questo momento trovo soltanto perdenti. Tutti noi perdiamo se il cuore di un bimbo di 10 anni, già incrinato e rattoppato più volte, viene preso a calci dall'ignoranza. La sua famiglia è come la mia, che non sono sposata e ho una figlia che ho partorito, come quella di C. che vive con la nonna e la mamma, come quella di F., che fa il papà per il figlio della sua compagna. Eppure non se ne può parlare in classe, perché si rischia di... cosa? Io non ho capito, forse tu sì, caro Gender.

Ecco, l'unica cosa che ho capito davvero è che insegnare ai nostri bambini ad essere persone che ascoltano e rispettano se stessi e gli altri è urgente, molto urgente.

Un'altra cosa: se oggi sento ancora qualcuno che mi parla di "famiglia tradizionale" vomito.