Blog antibufale: il gioco del rispetto

La bufala su Il gioco del rispetto, è di qualche mese fa ma è stata rilanciata da ieri dopo il meeting Educare alle differenze.

Ecco in cosa consiste il progetto, descritto sul sit: http://giocodelrispetto.org/

“Pari o dispari? Il gioco del rispetto” è un progetto che nasce in Friuli Venezia Giulia, nell’ambito delle attività volte alla prevenzione della violenza di genere.

Le discriminazioni tra uomo e donna sono una realtà molto ben radicata nella cultura italiana e come accade quando si lavora per un cambiamento culturale, è necessario partire dall’educazione delle nuove generazioni per scardinare il problema. Diverse scuole hanno iniziato dei percorsi formativi per insegnare agli studenti a rispettarsi fra di loro e rifiutare la violenza, ma la maggior parte di questi interventi avviene nelle scuole primarie, secondarie o superiori, quando cioè gli stereotipi di genere sono già ben radicati nei ragazzi. Per questo motivo il progetto “Pari o dispari? Il gioco del rispetto” vuole partire dalle scuole dell’infanzia, quando cioè i bambini sono ancora terreno fertile per i concetti di libertà di espressione e di comportamento, al di là degli stereotipi.

E' stato detto che il progetto consiste nell'invitare i bambini a toccarsi. E' stato detto che i bambini vengono filmati, è stato detto che è un progetto obbligatorio che riguarda l'educazione sessuale e che è volto a contrastare l'omofobia. 

Fermo restando che non ho nulla in contrario sul fare educazione sessuale e contrastare l'omofobia... anzi!, ma non di questo si tratta, anche perchè è rivolto ai più piccini e piccine. MA NON é ASSOLUTAMENTE VERO TUTTO QUELLO CHE RIGUARDA IL TOCCARE.

Al meeting Educare alle differenze il progetto è stato spiegato molto bene ma purtroppo la cattiva fede contnua ed ecco cosa hanno detto del workshop di Roma, al quale io ho partecipato con occhi e orecchie aperte: Al primo piano, nell’aula dedicata ai bambini nei primi 6 anni di vita, si illustrano giochi del rispetto e di ogni genere, inteso come identificazione della persona. «Solitamente nei primi 3 anni di vita del bambino si può stabilire se sia un cisgender - persona a proprio agio con il genere attribuito alla nascita - o transgender - chi non si sente rappresentato dal genere di nascita -.

BUGIA, BUFALA... chiamatela come volete!

Vi faccio un esempio di una delle attività proposte, con delle carte tipo memory:


Ecco, spiegare che un papà può fare il casalingo, questo dice tra le varie cose il gioco del rispetto.

E invece di preoccuparsi di ben altre manipolazioni sui bambini e le bambine, come giustamente si sono chieste le autrici del progetto:

 

SONO QUESTE LE COSE CHE DOVREBBERO FARCI ESPLODERE DI RABBIA!!! Ma la sessualizzazione precoce operata dalla pubblicità sulle bambine a questa gente non dà fastidio.  Chiediamoci dunque quanto abbiamo bisogno di insegnare il rispetto e di educare alle differenze!

E aggiungo che pubblicare la pima delle due slide, che raccoglie foto dalle più note riviste femminili, mi provoca addirittura disagio. Ma bene hanno fatto le organizzatrici a mostrarle, e quinfi l'ho fatto anche io.

Donatella Caione